Sembra che Pitagora non avesse in buona considerazione il 17. Gli attribuiva la colpa di starsene li tra due numeri, il 16 ed il 18, che sembravano fatti apposta per descrivere quadrilateri ad angolo retto.
Il 17 era scomodo, non divisibile che per se stesso e privo una radice tra i numeri naturali. Un bel problema insomma, specie quando la mamma al mercato comprava 17 mele e voleva poi dividere in 3 parti uguali.
A Roma il 17 divenne XVII, un numero senza infamia e senza lode. Secoli dopo però un precursore della Settimana enigmistica si diverti con l’anagramma VIXI (ho vissuto) e riaprì la ferita.
Per evitare nuovamente simili sciagure si convenì fosse necessario distinguere meglio le lettere dalle cifre e si adottò, con somma saggezza, la numerazione araba.
Nel mezzo tuttavia qualcosa deve essere andato storto. Me ne accorgo ad ogni piano 12bis, sguardo spaventato di gatto in nero, pizzico di sale volante o coccio di specchio lavato in torrente che scorre a sud. Me ne accorgo se il CICAP deve addirittura inventarsi la Prima Giornata Anti-Superstizione per spiegare che venerdì 17 è solo il giorno che precede sabato 18.
