Archivio per la categoria 'silenzio'

menzogne e silenzi

The cruelest lies are often told in silence. A man may have sat in a room for hours and not opened his mouth, and yet come out of that room a disloyal friend or a vile calumniator.

(Le menzogne più crudeli sono dette spesso tacendo. Un uomo può rimaner seduto per ore senza aprir bocca ed essere tuttavia un amico sleale e uno spregevole calunniatore.)

- Robert Louis Stevenson

Il silenzio assente dei suoi passi

di certe mattine fredde passate ad aspettare eventi di cui non capivo la portata, ricordo ancora il rumore dei suoi passi. un incedere asimmetrico che risuonava sul metallo delle scale e dei pontili dando il tempo ai miei occhi di voltarsi altrove e fissare il vuoto al di là del vetro. insignificanti dettagli, come il resto della vita.

risuonano ancora quei passi nei momenti di vuoto più profondo, quando ogni altro pensiero è stato stipato per far spazio al nulla. hanno il suono ovattato delle assenze, la consistenza delle orme sulla battìgia, i contorni sfumati di un disegno a matita.

La voglia di spegnere il mondo

Vorrei spegnere tutto. Quel televisore sospeso a mezz’aria da cui escono solo mostri catodici e quella radio che sembra generare solo striduli rumori. Vorrei poter filtrare ogni parola inutile prima che travolga i miei instabili equilibri. E poi chiuderla in una scatola ed affidarla all’oblio. Vorrei che i passi sulla neve non lasciassero impronte e che il freddo gelasse ogni moto. Vorrei spegnere il mondo per poter parlare al vuoto di come possa essere inquietante il rumore del vento tra i pini d’inverno.

Pensieri di morte e vite sospese

Penso spesso alla morte, più di quanto sia lecito probabilmente. E’ una delle costanti di questo mio lungo transito. Eppure, con il doveroso rispetto che le è dovuto, mi è difficile darle un’accezione negativa. Più facile per me vederci una comoda via d’uscita, una sorta di soluzione d’emergenza a cui ricorrere se il tutto che mi ruota attorno superasse la soglia della sostenibilità.

Ho smarrito per strada il senso di sacralità della vita in quanto tale. Come può essere sacra qualcosa che ogni giorno viene rubata, stuprata, negata o semplicemente ignorata? Rischia di essere solo una retorico esercizio di stile portato avanti per inerzia. Un arrogante presupposto di Fede che astrattamente giudica e presuntuosamente condanna. Di “sacro” mi rimane solo il rispetto per il dolore. Ed è questo il mio metro.

Eluana è la da 16 interminabili anni, sospesa in quel limbo d’amore, in quel sottile paradosso in cui rispettarne la volontà vuol dire lasciarla partire per sempre. Eppure non esiste immedesimazione che possa rendere veritiera la nostra percezione, perché troppo facile è prendere posizione quando si guarda da dietro al vetro, cosi come imprecisa è la stima delle onde se si guarda da riva.

Ma i cori e le cantilene si alzano lo stesso. Chi più in sfregio ha la vita più si sente in dovere di dare lezioni. Chi predica rispetto poi pretende di imporre la propria visione. Chi non ha titolo per parlare neppure del nulla si fa bandiera di una battaglia che neanche conosce. Ed il cerchio si chiude, perché non è di Eluana che si vuole parlare, ma di insignificanti trame sullo scacchiere del potere, in cui piccoli uomini si scambiano cortesie interessate mascherate da alti valori.

A me resta il profondo senso di ingiustizia di queste ore. Quel misto di rabbia ed amarezza di chi sta specando anni preziosi che altri non hanno avuto la fortuna di poter attraversare.

Io (non) sono qui

Tree
(Promemoria di luoghi che esistono solo nella mia mente)

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