Archivio per la categoria 'Sera'

7 cose da salvare

Stand By

Questa è l’ultima lettera che ti scrivo, almeno per qualche tempo. Nella confusione di questa notte ho deciso di interrompere questo processo che va avanti ormai da molti mesi ma che in fondo non si è mai spostato dal punto di origine. Non so dirti, in tutta onestà, se questo sia un addio, molto più probabile che sia solo l’ennesimo arrivederci.

Questa è l’ultima lettera che ti scrivo, almeno per un po’, e quindi vorrei che fosse speciale. Ma più penso alle linee da tracciare più mi rendo conto di averti oramai detto tutto e ben poco altro potrei aggiungere in questo momento. E così dovrai accontentarti di qualche altra inutile parola dispersa in questo vuoto.

Questa è un’ultima lettera, e non so bene da domani a chi racconterò le peripezie del mio pensiero, a chi aprirò le porte del mio castello, in chi cercherò sostegno. Passerò questi giorni cercando di pensarti il meno possibile, tentando di percepire il suono di una stagione che cambia, provando magari a costruire qualcosa di più utile di questo.
Continuerò a scrivere come sempre, ma non qui. Ho un blog tecnico da qualche parte, forse è tempo che ci rimetta mano. E poi c’è il traguardo dell’articolo numero mille che tra qualche giorno pubblicherò sul sito per cui collaboro. Uno dei grandi misteri del cosmo, come possa io spacciarmi per così lungo tempo come esperto di informatica ed internet :mrgreen: ! Leggerò, anche. Cercando di portare a termine Il Giulio Cesare di Shakespeare. E pensare che so già come andrà a finire ;)

Questa è l’ultima, e lascia sempre un senso di desolato isolamento doverla scrivere.

Un metro più in là

Non ho mai compreso fino in fondo le ragioni che mi portano a scriverti quì, in questo periferico angolo di web. Stasera però credo di averne compreso almeno una, chissà forse la più importante.

Dovrei essere altrove adesso, a pontificare itinerari per domani, a dare una parvenza di normalità alla mia vita. Invece raccolgo le residue risorse che mi restano e le riverso in queste poche righe. E’ proprio quando il mondo, ordinato, si adegua alle tradizioni, che più marcata è la distanza che mi separa da esso.

La verità è che non esiste luogo capace di mitigare la bufera che mi trascino dentro. Non esistono parole, risate o gesti capaci di ancorarmi al mio intorno per più di qualche minuto. Non esistono riti, rituali o ricorrenze che allegeriscano la tua assenza. Ed è per questo che anche adesso sono qui. Per incidere nel nulla l’unica cosa a cui riesco a pensare con sereno tormento.

Poche ore ancora e poi questo transitorio si esaurirà e nella follia dell’ordinario le cose sembreranno meno nette e spigolose di come appaiono adesso.

Io vivo un metro più in là
da quel che tu chiami realtà…
(G.Grignani, La fabbrica di plastica)

In altalena

Quando ero piccolo -che per la cronaca non è poi molto tempo fa- passavo ore ed ore su una rudimentale altalena che mio padre aveva messo su affianco ad un vecchio rudere in campagna. Di per se è il gioco più monotono che si possa immagine: ricorsa su un breve pendio e poi avanti e indietro, avanti e indietro, avanti… finché, quella che poi ho scoperto essere l’inerzia, non esauriva il suo lavoro. Eppure staccarmene era sempre un dramma che cercavo di rimandare fino all’ultimo secondo. Quando realizzavo che si era fatto tempo di tornare a casa avevo una sola domanda in mente: Quand’è che torniamo? Domani?

Oggi mi sono sentito proprio su un’altalena, di ben altro genere però ed assai meno divertente di quella scritta nei miei ricordi. E’ stato un continuo passaggio di sensazioni e presaggi, di serenità apparente e di ansia incessante, di idee nuove e smarrimenti, di piccole sfide e lunghi tormenti. Ho atteso a lungo che arrivasse la sera per porre un argine a questo vorticoso oscillare della mente, coltivando al contempo l’idea che la notte rassereni le cose e che domani sia tutto diverso (vana illusione la mia…).

Stanotte ti ho sognata. Era un po’ di tempo che non mi accadeva. Anche se in un contesto irreale, anche se in mondo che non potrebbe mai esistere, anche se per la brevità di qualche istante, è stato bello rincontrarti.

The Saturday Night Show


Australian Bus Stop

In queste ore irreali che conducono verso lo zero del nuovo giorno, i miei pensieri spesso convergono su di te. Gli altri in casa già dormono ed il resto del mondo ha una vita da vivere. E così in questa assenza di suoni la nostra infinita distanza sembra un po’ più breve e le mie parole un po’ più forti. Anche questa notte affido all’oceano il mio piccolo messaggio in bottiglia che come sempre si perderà tra le onde per poi sbiadire al sole.

Che strani che sono i luoghi senza la gente che li popola. Che strano è un paese quando diventa deserto. Che strane sono le strade quando sei l’unico a percorrerle.

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