“Molte persone sono disposte a tutto pur di essere accettate. E sai perché? Perché in tutti noi esiste un terrore atavico di restare soli, e per alcuni più che per altri questo pensiero è insostenibile. La solitudine è una male che non puoi comprendere leggendo un libro, è come il silenzio più assoluto in cui anche i tuoi passi e le tua parole di dissolvono nel nulla. La solitudine è prima di ogni altra cosa, un’incapacità di esperire ad altri quel che ti porti dentro.”
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Camminando, tra la folla, alle partite di calcio e in guerra, i profili si fanno vaghi; le cose reali divengono irreali e una nebbia si distende sul cervello. Tensione ed eccitamento, stanchezza, movimento, tutto si perde in un gran sogno grigio, così che, quando è finito, è difficile ricordare come fu quando si sono uccisi degli uomini o si è dato l’ordine di ucciderli. Quindi gli altri che non c’erano vi dicono com’è andata e voi rispondete vagamente: «Già, dev’essere proprio stato così.»
– John Steinbeck
Io ho desiderato, fino alla disperazione, di poter essere tutto per lei, fino al giorno in cui ho appreso, nel dolore, che è infinitamente più nobile non essere, per lei, assolutamente niente.
7 cose da salvare
Pubblicato Maggio 13, 2009 Blog , Demone , Diario , Inverno , Lampo di vita , Luna , Male di vivere , Malinconia , Matematica , Musica , Parole , Pensieri , Pioggia , Sera , Tramonto , private loop Lascia un commentoOrizzonte verticale
Pubblicato Aprile 10, 2009 Diario , Male di vivere , Matematica , Parole 7 CommentiTags: numeri
sette sono i passi tra i lati corti della stanza. dodici i filari di tegole rosso-mattone su cui nasce ogni avvisaglia di pioggia. cinque la barre d’alluminio alla finestra che affettano il sole. tre sono i pini che in lontananza si piegano al vento. due sono i rintocchi afoni della mezzora di ogni ora scandita dal campanile. dodici le stazioni radio memorizzate, una per ogni mese. sette sono i ripiani costipati di libri sottolineati. tre sono invece le colonne che formano quelli sparsi sulla scrivania. centinaia le pagine piegate a futura memoria. troppi per contarli i fogli scritti fitti rubando spazio al bianco. uno è il romanzo che ancora non ho cominciato a leggere. millesettecentoquarantatre gli mp3 della cartella musica. tre e settanta sono i metri che separano il pavimento dall’intradosso del soffitto. quattro e cinquanta quelli tra il balcone ed il piano strada. tredici sono i gradini della scala da cui sarebbe così facile andar giù. cinque le settimane segnate sul calendario. novemiladuecentosedici le parole scritte oggi. cento i giorni già barrati di questo anno. otto le rondini che non hanno ancora fatto primavera, ma intanto stanno già qui.
numeri. numeri di un universo finito diventato piccolo ed opprimente, a volte insostenibile.