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anniversario

Molte altre cose avrebbe voluto dirle in quel momento. Ma per quanto forte fosse l’amore che provava per lei e doloroso il pensiero di perderla, troppo vivide erano le lacerazioni della sera prima e troppo ottuso il suo orgoglio ancora sanguinante. Chiederle di restare, accettare quelle che suonavano in fondo come delle scuse, cancellare le ultime 12 ore, o semplicemente provare a perdonare. Ognuna di queste cose attraversò i sui pensieri rivelandosi però non più efficace di un soffio in una tempesta. Alla fine da tale tumulto interiore uscì solo una frase stentata, abbi cura di te, da sola in grado di scrivere la parola fine sul più bel capitolo della sua vita.

Quando eravamo felici

Quando eravamo felici” mi dice, raccontandomi un pezzo della sua storia. E lo fa distogliendo per un attimo lo sguardo quasi a voler ridurre il peso di quelle parole quasi a volersele rimangiare ancor prima di averle liberate. Ed io resto lì, a cercare invano qualcosa da dirle, a setacciare il suo racconto in cerca di un appiglio, uno qualsiasi, che le levi dal viso quel dolore.

Mi sono rimaste in testa quelle tre parole che sanno di nostalgia per qualcosa che si giudica irrimediabilmente perso e che si è convinti di non poter ritrovare nel proprio domani. E’ rimasto il senso astratto di una frase che per quanto mi sforzi non riesco ad attribuire a nessuno degli anni che mi porto dietro. E’ stato come scoprire che quelle stesse parole che non sono riuscito trovare in realtà non sono mai state scritte nel dizionario della mia vita.

… ed ora che ogni altro sentimento si era sopito restava solo rabbia a riempire quei momenti. Il battito si era fatto irregolare e al tempo stesso più forte ad ogni contrazione. Nonostante fosse immobile a fissare quell’essere ogni parte del suo corpo era tesa come nel più imponente degli sforzi. Il mostro che per mesi aveva inseguito appariva ora più debole e vulnerabile di quanto avesse mai immaginato. Se fosse rimasta nel profondo della sua anima una qualche residua forma di pietà, forse ora lo avrebbe riportato alla ragione. Per sua sfortuna, o più propriamente per sfortuna del carnefice che gli stava difronte, non era così e la pietà era quanto di più lontano si potesse associare al suo stato. Solo per un attimo, forse distratto dalla croce in legno che adornava una delle pareti, si chiese se fosse suo diritto ripristinare  giustizia in un mondo ingiusto. Ma fu breve istante perché questo barlume di umanità si spegnesse nel tumulto di sentimenti che gli affollavano la mente e che rendevano quell’essere immondo l’incarnazione stessa del male. Ruppe gli indugi e si scagliò…

Spigoli da smussare

Una ordinata cassetta di metallo sobriamente verniciata di blu celava ogni sorta di strumento che potesse stuzzicare la mente di un bambino. Quasi che, da quegli attrezzi dagli usi più vari, potesse prendere forma la fantasia. Tra i tanti arnesi dai nomi improbabili ve ne era uno di cui non comprendevo l’importanza. Serviva, come mi fu chiaro vedendone l’uso, a levigare il legno asportandone le asperità, uniformandone la superficie, smussandone le irregolarità.  Un lavoro che mi sembrava quanto mai superfluo, dovendo per indole impulsivo-creativa dare priorità alla nascita dell’idea più che alla sua rifinitura. Ragionamenti da piccole menti con ancora troppo cose da capire per poter trarre somme di maggior significato.

Ed ora, ad anni di distanza, questa scena avvolta dalla luce sempre stranamente soffusa dei ricordi mi torna utile come analogia di quel che è mutato il mio carattere. Un approccio spigoloso alla vita, con una tolleranza sempre più bassa verso la banalità e ancor meno verso la superficialità. Bisogno ossessivo di sostanza, di separare gli incarti dai contenuti. Intrattabilità se vuoi, di quella che ti separa dal resto e ti isola nel mare dei tuoi pensieri.
Eppure rimane in sospeso la domanda di fondo, se valga la pena tentare ancora di smussare gli angoli ed essere più concilianti con la vita, o se al contrario non sia tempo di sbatterci a muso duro.

Dissolvenza a nero

Dissolversi come vapore nell’aria
Disperdersi come goccia nel mare
Scomparire come nube in un temporale
Spegnersi come luce nell’alba

E lasciarsi dietro il vuoto
Cancellare anche il ricordo
Restituire il bianco alla tela
Lavare ogni segno del proprio transito

Per ritrovarsi a guardare
la leggerezze del non essere
e la serena immutabilità
della sabbia senza impronte.

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