Archivio per la categoria 'Malinconia'
7 cose da salvare
Pubblicato Maggio 13, 2009 Blog , Demone , Diario , Inverno , Lampo di vita , Luna , Male di vivere , Malinconia , Matematica , Musica , Parole , Pensieri , Pioggia , Sera , Tramonto , private loop Lascia un commentoGli Anni
Pubblicato Luglio 15, 2008 Anni , Diario , Malinconia , Musica , Pensieri Lascia un commentoTags: 883
Poche cose da dire. Poca voglia di scrivere. Una certa malinconia da calura estiva. Ed una canzone. Che emerge da un passato lontano lontano, da un autobus sempre pieno, da due occhi chiari e da un nome “Sovietico”. Il muro non c’era già più, gli zaini pesavano come fardelli e le mie parole si contavano sulle punta delle dita. E’ stata la prima, e si dice che non si dimetica.
stessa storia stesso
posto stesso bar
stan quasi chiudendo
poi me ne andro’ a casa mia
solo lei davanti a me
cosa vuoi
il tempo passa per tutti lo sai
nessuno indietro lo riportera’
neppure noi
(Gli anni – 883)
Dissolvenza a nero
Pubblicato Giugno 28, 2008 Blog , Demone , Diario , Male di vivere , Malinconia , MyBook , end of life Lascia un commentoTags: dissolvenza
Dissolversi come vapore nell’aria
Disperdersi come goccia nel mare
Scomparire come nube in un temporale
Spegnersi come luce nell’alba
E lasciarsi dietro il vuoto
Cancellare anche il ricordo
Restituire il bianco alla tela
Lavare ogni segno del proprio transito
Per ritrovarsi a guardare
la leggerezze del non essere
e la serena immutabilità
della sabbia senza impronte.
Cos’è che vuoi sentirti dire [G8]
Pubblicato Giugno 2, 2008 Diario , Malinconia , MyBook , Parole Lascia un commento[...] “Cos’è che vuoi sentirti dire?” esplose così, dopo quel breve attimo di silenzio mentre nella mente continuava a chiedersi perché tra mille altre occasioni avesse scelto proprio quella per porgli una simile domanda. “Cos’è che vuoi sentirti dire?” riprese a voce più bassa ed impostata, ma inevitabilmente ormai sotto l’attenzione di tutti, “vuoi che ti dica che era la cosa più importante della mia vita? che avrei preferito mille volte morire io al suo posto? che dal quel giorno non faccio altro che rivedere quegli istanti?”. “Pensavo” aggiunse mentre lei abbassava lo sguardo, “Pensavo che almeno a te non avrei dovuto dimostrare nulla del dolore che mi porto dentro, perché è lo stesso che ti lacera l’anima, perché è identico nella forma e nel colore al tuo”. D’improvviso lo stridere dei treni sui binari, gli annunci metallici degli arrivi e delle partenze, il domino del tabellone che si aggiorna, il trascinarsi delle valigie e il vocio della gente erano scomparsi, tutta la sua attenzione era immobile su di lei, nella speranza che dicesse qualcosa, che spezzasse quel immondo silenzio che li aveva allontanati. “O forse credi…”, continuò una volta accortosi che non avrebbe ottenuto risposta, “…che la sofferenza debba per forza esprimersi con il pianto. Ma cosa sai tu delle lacrime che ho versato lontano dal tuo sguardo? di quante volte ho pensato di farla finita? del vuoto cupo ed assoluto che è rimasto in me? E sai perché sono ancora qui alla fine? perché non riesco a concepire l’idea di lasciarti da sola ad affrontare tutto questo, perché una sola cosa è sopravvissuta a quel giorno, ed è il legame che mi unisce a te”. [...]
