
Archivio per la categoria 'immagini sbiadite'
Torri di luce
Pubblicato Settembre 11, 2009 Anni , Blog , immagini sbiadite , note a margine 2 CommentiTags: 11 settembre
Agli aeroplani preferivo le barche. Mai capito il perché. I primi si schiantavano malamente al suolo ogni volta, le seconde invece restavano solide sui banchi in attesa dell’improbabile varo.
Triangolo, capello, rombo e poi ancora triangolo, di nuovo capello e uno strappo deciso. Appresa la tecnica non c’era altro da dire. Minuscole o enormi che fossero la sequenza era la stessa, scalabile all’infinito o almeno fin dove mani di bambino consentono.
Sarebbe potuto bastare. Agli altri bastava. Ma quella asimmetria che piegava ogni barca di lato sembrava un insulto, una sfida ad una logica migliore. Penso di averci perso ore in una estate indecisa come questa, a smontare e rimontare, a seguire le linee di piega sui fogli, a immaginare in tre dimensione l’esploso di quelle bozze. Poi, come ogni cosa, fu un attimo e tutto divenne chiaro.
A quel tempo ancora non capivo
Pubblicato Marzo 8, 2009 Anni , Demone , Diario , immagini sbiadite 2 CommentiRicordo di essere stato un bambino tempo fa. Con un ricciolo ribelle sulla destra che rispuntava dopo ogni taglio. E una famiglia a metà che si ricomponeva una volta al mese. Uno di quei bambini che fanno della timidezza una malattia e arrossiscono se solo li guardi negli occhi. E che con serietà vanno a scuola e fanno i compiti a casa perché qualcuno gli ha spigato che è così che deve essere, o forse solo perché si vergognerebbero troppo a doversi giustificare. Un bambino che tirava calci ad un pallone troppo pesante per le sue gambe ed imparava a non cadere dalla bici. E che con carta e colori poteva costruire il più incredibile dei mondi.
In questo limbo di tempo che non so più collocare, ricordo di aver avuto paura della morte. Un breve tragitto d’auto tra le curve serrate di una statale in cui ogni minuto sembrava essere l’ultimo, ed un volto senza espressione strappato di forza dalle pagine di una rivista. Non so dire, ad anni di distanza, perché quel tempo sia rimasto così vivido nei miei ricordi ne saprei quantificarne la duarata, ma faceva caldo e la maglietta azzurra che era il mio scudo si attaccava alla pelle dopo ogni corsa.
E cosa può un bambino difronte alla morte? Non può piangere e spiegare ai grandi le sue angosce, perché non ha parole così forti da dare fiato alla sua anima. Ne può combattere la sua paura perché non è ancora tempo di battaglie. Può stare in silenzio a guardare ogni foglia sugli alberi e rattristarsi pensando di non rivedere più la sua mamma.
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| Da disegni |
Quanto può essere difficile parlare con te, impossibile a tratti. Dalle frasi, alle parole, ai monosillabi, e a volte neppure questi sono rimasti nel nostro modo di comunicare. Un cenno, un gesto o un silenzio hanno sostituto il resto in ogni contesto in cui si possa rimpiazzare la voce.
Ed è un peccato che sia così, è un peccato perché per anni avrei avuto bisogno delle tue parole e non sono mai arrivate. Ed ora sono io a non essere più disposto ad ascoltarne. Un tempo per ogni cosa, e questo è il tempo delle distanze e dell’amarezza tra di noi, delle incomprensioni e delle disillusioni.
Ora è sceso il silenzio a dividerci più di quanto già non lo fossimo prima. E in questa assenza di suoni si stanno disperdendo le mille cose che non siamo stati in grado di tradurre in altro modo.
