c’è un vecchio quaderno a quadri con molte pagine strappate riposto in un angolo inaccessibile di un cassetto. ha la copertina nera con una serigrafia di un giallo intenso ed ha un aria vissuta ma non per questo trasandata. sta li, questo blocchetto di fogli, da più di dieci anni e riporta una cronaca mesta ma intensa, lontana ma viva. la carta ha una sua consistenza, un peso una forma e uno spazio. è fragile ma nelle mani da un senso di eternità.
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E perdersi cercano affinità che non esistono. E rigirarsi attorno aspettando concordanze improbabili. E attendersi risposte ai propri silenzi. Più semplice convincersi che a volte occorra essere soli.
E sorprendersi un mattino qualsiasi a cercare l’uvetta tra i cereali.
Soprattutto per chi non ha sorriso
Pubblicato Luglio 18, 2009 Anni , Diario , Pensieri , end of life Lascia un commentoNon ho ancora imparato a rapportarmi con la morte. Incapace di trovare quelle parole che ne rendano sostenibile il peso e ne leniscano il dolore. Del suo passaggio resta solo il vuoto, di qualcosa che è stato e che non sarà più.
(foto: Digon3)
Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all’odio e all’ignoranza
preferirono la morte.
Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l’inferno esiste solo
per chi ne ha paura.
(Fabrizio De André, Preghiera in gennaio)
Claritromicina
Pubblicato Luglio 11, 2009 Anni , Diario , Malattia , note a margine Lascia un commentoMi sorprende sempre come i principi attivi abbiano nomi tanto amichevoli. Non si trattasse di un antibiotico ad ampio spettro potrebbe benissimo essere il nome di un nuovo social network alla Facebook…
Nel frattempo 500 mg, due volte al giorno per almeno una settimana. E chissà perché mandar giù compresse gialle dall’odore immondo è ancora più difficile in estate.
bisognerebbe essere pronti alla verità, preparati ai suoi spigoli taglienti, alla sue demarcazioni nette. forse in parte lo siamo anche, perché nulla c’è più familiare del vero che ci portiamo appresso. ma al tempo stesso ci aspettiamo un implicito rispetto quando, sia anche con verità, qualcuno irrompe nei nostri fragili equilibri. perché non tutto ciò che ha parvenza di vero è poi oggettivo ed universale. perché solo ascoltando si può comprendere quanto profondo possa essere il nero. non può esserci silenzio seguito da verità. non può esserci giudizio senza ascolto.
la verità può essere una lama che attraversa il costato, che ci trafigge da parte a parte con impietosa semplicità. in grado a volte di sottrarci ogni appiglio sotto il palmo delle mani. tanto può essere difficile spiegare le proprie parziali ragioni a chi non vuol sentire. tanto da rinunciare al nostro tassello nel mosaico, preferendo il vuoto alla dialettica.
in tanti anni avrei dovuto assimilare migliori tecniche di difesa, acquisire quella permeabilità che tutto lascia passare e nulla trattiene. non è stato così, ed ad ogni ondata vacillo.
alcuni giorni sembrano non avere fine. poi, quando ti risvegli in una diversa alba, per un attimo speri di aver solo sognato. giusto il tempo di trovare sulla pelle una nuova cicatrice.
