Archivio per la categoria 'Demone'

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bisognerebbe essere pronti alla verità, preparati ai suoi spigoli taglienti, alla sue demarcazioni nette. forse in parte lo siamo anche, perché nulla c’è più familiare del vero che ci portiamo appresso.  ma al tempo stesso ci aspettiamo un implicito rispetto quando, sia anche con verità, qualcuno irrompe nei nostri fragili equilibri. perché non tutto ciò che ha parvenza di vero è poi oggettivo ed universale. perché solo ascoltando si può comprendere quanto profondo possa essere il nero. non può esserci silenzio seguito da verità. non può esserci giudizio senza ascolto.

la verità può essere una lama che attraversa il costato, che ci trafigge da parte a parte con impietosa semplicità.  in grado a volte di sottrarci ogni appiglio sotto il palmo delle mani. tanto può essere difficile spiegare le proprie parziali ragioni a chi non vuol sentire. tanto da rinunciare  al nostro tassello nel mosaico, preferendo il vuoto alla dialettica.

in tanti anni avrei dovuto assimilare migliori tecniche di difesa,  acquisire quella permeabilità che tutto lascia passare e nulla trattiene. non è stato così, ed ad ogni ondata vacillo.

alcuni giorni sembrano non avere fine. poi, quando ti risvegli in una diversa alba, per un attimo speri di aver solo sognato. giusto il tempo di trovare sulla pelle una nuova cicatrice.

7 cose da salvare

Countdown

Mi sono dato un limite temporale. Non così immediato da non poterne sostenere lo scorrere, non così remoto da essere rarefatto. Questo countdown si concluderà comunque o con l’innesco di uno stater o con il suono di una campana. Niente vie di mezzo. Non c’è parola o immagine in questi giorni che non laceri il mio tessuto mostrandomi l’abisso in cui sono e la riva su cui invece dovrei essere. Una prossimità al punto di rottura che dovrebbe terrorizzarmi e che invece mi lascia quasi indifferente. E’ ormai così poco il valore che do alla mia vita da ritere che i due scenari in fondo si equivalgano.

Pensavo di averlo già scritto questo post. Ma non era così:

(23.12.2007) Che c’è da ridere?
Spot natalizi, di già. Il countdown parte ogni anno sempre un po’ prima, c’è un economia da mandare avanti e tanti sogni da distribuire. Sorridono, tutti indistitamente sorridono. Di queri sorrisi finti a doppia arcata con lo smalto bianco copiaincollato da photoshop. Sorridono di ogni cosa, di serpetine di luci che consumeranno migliaia di Megawatt, di una bevanda che c’è tutto l’anno ma che a dicembre chissà perché dovrebbe essere più buona, di una pasta lievitata e variamente farcita che farà la gioia dei dietologi, di povere piante destinate a fare da bacheca a lustrini di ogni taglia e colore.

Sorridono, tutti impietosamente sorridono. E sorridendo divetano ciechi. E sorridendo si immergono in un mondo ovattato dove non esiste altro che colori caldi e allegre melodie di contorno.

Che c’è da ridere?

Me ne rendo conto, a volte sono proprio un gran rompiscatole. Perdonami se puoi.

Sfiorare

Sfiorare è uno stato intermedio. E’ pensare di aver compreso qualcosa che ancora ci sfugge. Sfiorare non ha la carnalità del toccare ne il distacco del guardare, coinvolge ma non travolge, illude ma non devasta.

Sfiorare è immaginare un gesto senza intuirne le conseguenze, è pensare a qualcuno che non ti pensa, è fissare il soffitto sognando il cielo.

Io sfioro soltanto la vita. Ne seguo il contorno ma ne rigetto l’essenza.

Il silenzio assente dei suoi passi

di certe mattine fredde passate ad aspettare eventi di cui non capivo la portata, ricordo ancora il rumore dei suoi passi. un incedere asimmetrico che risuonava sul metallo delle scale e dei pontili dando il tempo ai miei occhi di voltarsi altrove e fissare il vuoto al di là del vetro. insignificanti dettagli, come il resto della vita.

risuonano ancora quei passi nei momenti di vuoto più profondo, quando ogni altro pensiero è stato stipato per far spazio al nulla. hanno il suono ovattato delle assenze, la consistenza delle orme sulla battìgia, i contorni sfumati di un disegno a matita.

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