bisognerebbe essere pronti alla verità, preparati ai suoi spigoli taglienti, alla sue demarcazioni nette. forse in parte lo siamo anche, perché nulla c’è più familiare del vero che ci portiamo appresso. ma al tempo stesso ci aspettiamo un implicito rispetto quando, sia anche con verità, qualcuno irrompe nei nostri fragili equilibri. perché non tutto ciò che ha parvenza di vero è poi oggettivo ed universale. perché solo ascoltando si può comprendere quanto profondo possa essere il nero. non può esserci silenzio seguito da verità. non può esserci giudizio senza ascolto.
la verità può essere una lama che attraversa il costato, che ci trafigge da parte a parte con impietosa semplicità. in grado a volte di sottrarci ogni appiglio sotto il palmo delle mani. tanto può essere difficile spiegare le proprie parziali ragioni a chi non vuol sentire. tanto da rinunciare al nostro tassello nel mosaico, preferendo il vuoto alla dialettica.
in tanti anni avrei dovuto assimilare migliori tecniche di difesa, acquisire quella permeabilità che tutto lascia passare e nulla trattiene. non è stato così, ed ad ogni ondata vacillo.
alcuni giorni sembrano non avere fine. poi, quando ti risvegli in una diversa alba, per un attimo speri di aver solo sognato. giusto il tempo di trovare sulla pelle una nuova cicatrice.