Odiavo, se così impegnativa parola può applicarsi a così modesta esperienza, la pagina sinistra. Con quelle sue scritte in trasparenza ed i segni a sbalzo di incerte linee tracciate con mano troppo pesante. Odiavo anche le righe ed i quadri quando non si allineavano sulle due facciate e ingannavano l’occhio distratto e la mano già stanca. Pesava, eccome, quel senso di vissuto ed imperfetto che solo una grana più alta a volte riusciva a mitigare. Passavo veloce sulla pagine sinistre, lasciando spazi più grandi e non arrivando mai al fondo. Ogni nuovo assioma suonava come un invito a passare alla pagina dopo, a riprendere le file dell’ordine e del fatto bene, la cura del dettaglio e la precisione di ogni parola. Quasi un nonsenso a ripensarci, perché il mio più che uno scrivere era un imbrattare gravato da una grafia a trattai indecifrabile divenuta col tempo minuscola ed stilizzata ma egualmente incomprensibile.
La vita, la mia almeno, è una pagina sinistra perpetua con la quale, nonostante gli anni, non ho ancora imparato a coesistere.
Bella immagine, ma nella vita, come nei quaderni, esistono anche le pagine a destra.
Nei quaderni pagine a destra e pagine a sinistra si alternano. Nella vita la possibilità di iniziare da zero è un privilegio non sempre disponibile. Purtroppo.