Barchette di carta asimmetriche
Agli aeroplani preferivo le barche. Mai capito il perché. I primi si schiantavano malamente al suolo ogni volta, le seconde invece restavano solide sui banchi in attesa dell’improbabile varo.
Triangolo, capello, rombo e poi ancora triangolo, di nuovo capello e uno strappo deciso. Appresa la tecnica non c’era altro da dire. Minuscole o enormi che fossero la sequenza era la stessa, scalabile all’infinito o almeno fin dove mani di bambino consentono.
Sarebbe potuto bastare. Agli altri bastava. Ma quella asimmetria che piegava ogni barca di lato sembrava un insulto, una sfida ad una logica migliore. Penso di averci perso ore in una estate indecisa come questa, a smontare e rimontare, a seguire le linee di piega sui fogli, a immaginare in tre dimensione l’esploso di quelle bozze. Poi, come ogni cosa, fu un attimo e tutto divenne chiaro.
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- Published:
- Giugno 29, 2009 / 11:28 pm
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- Anni, immagini sbiadite
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