Il successo di una idea in internet si misura sempre sui numeri. E’ un problema di massa critica, per far parlare di una cosa occorre potervi associare cifre con molto zeri. La blogsfera non fa eccezzione. Ci sono piattaforme come Blogger che vantano più di 15 milioni di blog attivi, un ibrido come il Live Space di Microsoft ne annovera quasi 50. Numeri appunto.
Se però si naviga di blog in blog con criterio random ci si accorge subito di quanto poco significativi siano certi proclami. Personalmente provo sempre un pizzico di tristezza nel rileggere, magari a distanza di molto tempo, un blog da cui ero già passato e scoprire che da un certo punto in avanti non è più stato aggiornato.
Sono quei post rimasti in sospeso, senza un congedo e senza una riga di saluto. Un po’ come perdere i contatti con una persona che si conosceva e chiedersi di tanto in tanto che fine abbia fatto. Stasera però sono in vena di ottimismi per cui mi piace pensare che quegli autori abbiano trovato di meglio da fare che battere freneticamente le dita su di una tastiera.
Una cosa posso promettertela però. Se capiterà (o forse sarebbe meglio dire quando capiterà) di non poter più blaterare su questo nonblog, mi impegno a scrivere la parola fine così ché chi vi giunga possa leggerla e riporre il libro sullo scaffale.



Forse le parole di quei blogger si sono fermate al momento in cui la loro vita è cambiata, quando le loro angosce si sono placate o i loro sogni infranti. E hanno lasciato in sospeso i loro scritti e sono andati altrove ad esprimere i loro pensieri, trovando a chi regalarli senza doverli nascondere o potendoli esprimere senza dover soffrire, o forse hanno perso la voglia di farlo così come si può smarrire qualsiasi altra cosa che ci appartiene. Io certe volte mi auspico di chiudere il mio blog per cui chiudere così anche un capitolo della mia vita, ma poi so che non riuscirei a non scrivere e comunque ricomincerei in altro modo e altrove.
Ovidio: .
Ovidio: “Quand’ero libero dalle passioni, la mia Musa era silenziosa e non scriveva”.
Ci sarà un periodo in cui, dopo aver tanto scritto di sè e delle proprie emozioni e passioni, la penna cesserà di scrivere… potrà essere un mese, due o forse anni…ma prima o poi, spinti dal bisogno di dar voce al silenzio e al vuoto che ci circonda, e spinti dall’amore che ci lega ancora ad una persona che non fa più parte della nostra vita, la penna troverà nuovo inchiostro…i nostri sentimenti.
Per esperienza privata posso dirti che per anni non ho scritto più di me in diari o agende…da un mese circa ho ripreso, per la necessità di cui sopra, quest’abitudine… Solo il tempo e il destino potranno dare il segnale di stop.
Bè, però è vero che andando via un blogamico se ne sente la mancanza, è una lettura, non c’è solo lo scrivere nell’avere un blog, c’è anche il leggere ed è un’aspetto forse altrettanto importante. E quindi se qualcuno va via… è una lettura sospesa. Nonostante la gentilezza di mettere la parola fine.
C’è chi vede nei blog la nuova frontiera dell’informazione, c’è chi è convinto di trovarci soltanto le illazioni di qualche sedicenne in crisi ormonale e c’è anche ci ancora non ha capito esattamente di che si tratti.
Io personalemte ci leggo delle storie, ognuna straordinaria perchè unica. Dovessi azardare una definizione direi:
Un blog è un frammento di vita racchiusa tra due date. Quella del giorno in cui si è scritta la prima frase e quella del giorno in cui si scriverà la parola fine.
@ demone. Come tuo solito riesci a dare una luce delicata a tutto ciò che descrivi, è una frase bellissima e un concetto che racchiude la bellezza stessa dei tuoi scritti e del tuo animo. (ho fatto copia e incolla e me la sono portata via
)